L’arrivo di un bambino è uno dei cambiamenti più profondi nella vita di una coppia.
Per mesi ci si prepara alla sua nascita.
Si pensa al nome, alla cameretta, a ciò che servirà.
Si immagina il momento in cui finalmente lo si terrà tra le braccia.
Poi il bambino arriva.
E insieme alla gioia arrivano notti interrotte, stanchezza, nuove responsabilità, dubbi, decisioni da prendere e giornate che sembrano non avere più gli stessi confini di prima.
Quasi tutta l’attenzione si concentra, comprensibilmente, sul nuovo arrivato.
Ma nel frattempo sta accadendo qualcos’altro.
Anche la coppia sta cambiando.
Due persone che fino a quel momento erano partner stanno imparando ad essere anche genitori.
E forse una delle cose di cui si parla meno è proprio questa:
quando nasce un bambino,
nasce una nuova famiglia e nasce una nuova coppia.
Da due a tre: un cambiamento che riguarda tutta la relazione
Diventare genitori non significa semplicemente aggiungere una nuova persona alla vita che avevamo prima, significa riorganizzarla.
Cambiano i ritmi, le priorità, gli spazi personali, il sonno, il tempo libero, l’intimità, la distribuzione dei compiti e spesso anche il modo in cui guardiamo noi stessi e il nostro partner.
Prima poteva essere relativamente semplice decidere di uscire, concedersi una serata insieme o semplicemente fermarsi a parlare.
Dopo la nascita di un figlio, anche trovare venti minuti senza interruzioni può diventare complicato.
Non significa che qualcosa non stia funzionando.
Significa che la coppia sta attraversando una transizione e le transizioni, anche quelle desiderate e felici, richiedono adattamento.
“Siamo felicissimi. Ma perché litighiamo così tanto?”
È una domanda che molti neogenitori potrebbero riconoscere.
Si può essere profondamente felici per la nascita di un figlio e, contemporaneamente, sentirsi stanchi, irritabili, distanti o poco compresi dal proprio partner. Le due esperienze non si escludono.
La mancanza di sonno, il carico mentale, le nuove responsabilità e la sensazione di avere pochissimo tempo per sé possono abbassare enormemente la soglia di tolleranza.
Così una piccola questione quotidiana può diventare una discussione molto più grande.
«Perché devo chiedertelo ogni volta?»
«Qualunque cosa faccia non va mai bene.»
«Non ti accorgi di quanto sono stanca.»
«Da quando è nato il bambino per te non esisto più.»
Dietro queste frasi spesso non c’è soltanto un problema organizzativo, c’è il bisogno di sentirsi visti, riconosciuti, sostenuti, ancora importanti per l’altro.
Il rischio di diventare una perfetta squadra organizzativa
Con un bambino piccolo c’è moltissimo da fare.
Poppate, pannolini, visite, spesa, bucato, sonno, casa, lavoro, pediatra, nonni, orari…..
La coppia può diventare molto efficiente nel gestire tutto questo.
«Hai preso i pannolini?»
«A che ora ha mangiato?»
«Domani chi lo porta dal pediatra?»
«Puoi preparare tu la borsa?»
Sono comunicazioni necessarie, ma se diventano le uniche comunicazioni della coppia, qualcosa rischia progressivamente di perdersi.
Si continua a funzionare come genitori, ma ci si incontra sempre meno come partner.
Non accade necessariamente attraverso una grande crisi.
A volte la distanza cresce lentamente, proprio mentre entrambi stanno facendo del loro meglio per occuparsi della famiglia.
Prendersi cura della coppia non significa togliere qualcosa al bambino
Quando nasce un figlio può sembrare quasi egoistico pensare alla relazione di coppia, infondo è normale pensare che prima viene il bambino.
Nei primi mesi è naturale che il bambino abbia bisogno di moltissime attenzioni e cure e prosciughi tutte le energie.
Ma prendersi cura della relazione tra i genitori non significa sottrarre cura al figlio, al contrario può significare prendersi cura anche dell’ambiente relazionale nel quale quel bambino sta crescendo.
Un bambino non ha bisogno di genitori perfetti.
Ha bisogno di adulti capaci di riconoscere le proprie difficoltà, chiedere aiuto, riparare dopo un conflitto, collaborare e continuare a costruire una relazione sufficientemente sicura.
Per questo occuparsi della coppia dopo la nascita di un figlio non è un lusso da rimandare a quando ci sarà più tempo, ma una forma di prevenzione e di cura.
Continuare a conoscersi mentre tutto cambia
Uno degli aspetti più interessanti del diventare genitori è che non cambia soltanto la quotidianità, cambiano anche le persone.
La donna che diventa madre può scoprire parti di sé che non conosceva.
L’uomo che diventa padre può vivere emozioni, paure e responsabilità nuove.
Cambiano i desideri, le preoccupazioni, le priorità e persino il modo di immaginare il futuro.
Per questo non si può pensare: «Lo/La conosco da anni»
La persona che abbiamo accanto sta attraversando una trasformazione, esattamente come anche noi la stiamo attraversando.
La coppia ha bisogno di continuare a farsi domande.
«Come stai davvero?»
«Che cosa ti preoccupa in questo momento?»
«Che cosa è diventato più difficile per te?»
«In che cosa posso aiutarti?»
«Che cosa ti manca di noi?»
Sono domande semplici, ma possono mantenere aperto uno spazio di conoscenza reciproca proprio quando la quotidianità rischia di occuparlo interamente.
La gara a chi è più stanco
Uno dei terreni più delicati riguarda la percezione del carico.
Entrambi possono sentirsi stanchi e avere contemporaneamente la sensazione che l’altro non comprenda quanto stanno facendo.
Da qui può nascere una sorta di contabilità relazionale:
«Io ho fatto questo»
«Io mi sono alzata tre volte»
«Io ho lavorato tutto il giorno»
«Io non ho avuto nemmeno cinque minuti per me»
Quando ciascuno cerca di dimostrare di essere quello che sta facendo di più, diventa difficile riconoscere la fatica dell’altro.
Invece di domandarsi «Chi sta facendo di più?» proviamo a pensare «Come possiamo fare in modo che nessuno dei due si senta solo dentro questa nuova responsabilità?»
La divisione dei compiti è molto importante, come lo è l’organizzazione, tuttavia è ancora più importante riconoscersi reciprocamente.
A volte una frase come:
«vedo quanto sei stanco» o
«grazie per quello che stai facendo»
può avere un peso molto maggiore di quanto immaginiamo.
Anche l’intimità cambia
Dopo la nascita di un bambino cambia spesso anche la dimensione dell’intimità.
Il corpo è cambiato. Il sonno è poco. La privacy è diversa. Il desiderio può avere tempi differenti.
E può comparire una distanza difficile da nominare.
È importante non trasformare questa fase in un’altra misura dello stato di salute della coppia.
L’intimità non coincide soltanto con la sessualità.
Può ricominciare da un abbraccio, una carezza, sedersi vicini, chiedersi come è andata la giornata, riuscire, ogni tanto, a guardarsi non soltanto come mamma e papà, ma nuovamente come le due persone che hanno scelto di costruire quella famiglia.
La connessione si alimenta anche attraverso piccoli momenti quotidiani.
Aspettare la crisi non è l’unica possibilità
Siamo abituati a pensare che una coppia debba chiedere aiuto quando qualcosa non funziona più. Ma esiste anche un’altra possibilità:
prepararsi ai cambiamenti prima che le difficoltà diventino troppo grandi.
È proprio da questa idea nasce Bringing Baby Home, il programma sviluppato dal Gottman Institute a partire dagli studi sulle coppie nella transizione alla genitorialità.
Il percorso aiuta i partner a comprendere i cambiamenti che accompagnano l’arrivo di un figlio e a sviluppare strumenti concreti per proteggere la relazione di coppia mentre imparano ad essere genitori.
Non si tratta di un percorso per coppie “in crisi”, si tratta di un percorso per coppie che stanno vivendo, o si stanno preparando a vivere, una delle trasformazioni più importanti della loro storia.
Bringing Baby Home: prendersi cura della coppia che diventa famiglia
Durante il percorso si lavora su aspetti molto concreti della vita dei neogenitori:
la conoscenza reciproca mentre entrambi cambiano;
- la capacità di esprimere bisogni e ascoltarsi;
- la gestione dei conflitti;
- il mantenimento dell’amicizia e della connessione;
- il coinvolgimento di entrambi i genitori;
- l’intimità e la vicinanza;
- la costruzione di una cultura familiare condivisa.
L’obiettivo non è insegnare un modo “giusto” di essere genitori, ogni famiglia costruisce il proprio equilibrio.
L’obiettivo è aiutare la coppia a non perdersi mentre sta imparando a diventare una nuova famiglia.
Costruire una nuova coppia.
Forse questo è uno dei passaggi più importanti.
Dopo la nascita di un figlio la relazione che esisteva prima non esiste più e non si può tornare indietro.
Qualcosa è cambiato e continuerà cambiare.
La sfida è costruire la coppia che viene dopo.
Una coppia nella quale ci sono nuove responsabilità, nuove fragilità, nuove fatiche e anche nuove possibilità di conoscersi e di crescere insieme.
Diventare genitori può mettere alla prova una relazione, ma può anche essere un’occasione per:
- renderla più consapevole;
- per imparare a chiedere invece di aspettare che l’altro capisca;
- per riconoscere la fatica reciproca;
- per affrontare i conflitti senza dimenticare di essere dalla stessa parte;
- per ricordarsi che, prima di essere una famiglia, c’erano due persone che si sono incontrate e che continuano ad avere bisogno di incontrarsi.
Quando nasce un bambino, nasce anche una nuova coppia.
Quella coppia ha bisogno di essere accompagnata, conosciuta e nutrita.
Il percorso Bringing Baby Home
Se state aspettando un bambino o siete diventati genitori da poco, Bringing Baby Home può aiutarvi ad affrontare insieme questa nuova fase della vostra vita.
Un percorso in 6 incontri di 2 ore, dedicato alla coppia che sta diventando famiglia, con strumenti concreti per rafforzare la relazione, affrontare i cambiamenti e costruire insieme il vostro nuovo equilibrio.
Scopri il percorso Bringing Baby Home
D’Amore & D’Accordo – Prenditi cura delle relazioni che contano


Lascia un commento