La separazione mette fine alla relazione di coppia, ma quando ci sono dei figli non mette fine alla relazione tra genitori.
Si può smettere di essere marito e moglie, compagni o partner, ma non si smette di essere madre e padre.
Proprio questo passaggio, in alcune separazioni, può diventare particolarmente difficile.
Ci sono genitori che, con il tempo, riescono a costruire un nuovo equilibrio. Altri continuano a trovarsi coinvolti in discussioni, incomprensioni e contrapposizioni che riguardano ogni aspetto della vita dei figli: gli orari, la scuola, le attività sportive, le vacanze, le visite mediche, le comunicazioni, le regole educative.
Ogni decisione rischia di diventare terreno di scontro.
E mentre gli adulti continuano a scontrarsi come ex partner, i figli possono ritrovarsi, loro malgrado, al centro del conflitto.
Separarsi come coppia, continuare come genitori
Una separazione richiede una profonda riorganizzazione della famiglia.
Cambiano le case, i tempi, le abitudini, le responsabilità, gli equilibri economici, ma soprattutto la relazione tra i due adulti.
La relazione di coppia termina e deve progressivamente lasciare spazio a una nuova relazione: quella tra due genitori che continuano ad avere responsabilità nei confronti degli stessi figli.
E questo non è sempre un passaggio semplice.
Quando la separazione è stata dolorosa o conflittuale, rabbia, delusione, senso di ingiustizia e bisogno di riconoscimento possono continuare ad entrare nelle decisioni che riguardano i figli.
Una questione apparentemente pratica può così trasformarsi rapidamente in un nuovo scontro.
Non si discute più soltanto dell’orario di rientro o dell’attività sportiva.
Dentro quella discussione possono tornare tutte le ferite della relazione precedente.
Quando il conflitto diventa il modo abituale di comunicare
Nelle separazioni ad alta conflittualità, il problema non è la presenza occasionale di un disaccordo.
Essere genitori separati non significa necessariamente avere le stesse idee educative o essere sempre d’accordo.
Il problema nasce quando quasi ogni decisione diventa occasione di conflitto.
Le comunicazioni possono trasformarsi in lunghe discussioni.
Le richieste vengono interpretate come provocazioni.
Le decisioni dell’altro vengono continuamente messe in discussione.
A volte vengono coinvolti avvocati, servizi o altri professionisti anche per questioni che riguardano la quotidianità.
E può accadere qualcosa di ancora più delicato: che i figli diventino il canale attraverso il quale i genitori comunicano.
«Dì a tuo padre che…»
«Chiedi a tua madre se…»
«Ricordagli che…»
Oppure che si trovino a dover spiegare, giustificare o scegliere.
È in questo momento che diventa particolarmente importante riportare l’attenzione su una domanda:
Di che cosa hanno bisogno i figli?
I figli non dovrebbero scegliere da che parte stare
Per un figlio, mamma e papà continuano ad essere entrambi parte della propria storia.
Quando il conflitto tra i genitori diventa molto intenso, i figli possono trovarsi in una posizione estremamente difficile.
- Possono sentire di dover proteggere un genitore.
- Possono avere paura di ferire l’altro.
- Possono evitare di raccontare qualcosa di bello vissuto con mamma per non dispiacere papà, o viceversa.
- Possono imparare a controllare ciò che dicono a seconda della casa nella quale si trovano.
- In altre situazioni possono diventare messaggeri, mediatori o testimoni delle tensioni degli adulti.
I figli, però, non dovrebbero essere chiamati a gestire il conflitto dei propri genitori.
Hanno bisogno di poter continuare a vivere la propria relazione con entrambi senza sentirsi responsabile delle emozioni degli adulti e senza essere costretti a scegliere a chi essere leale.
Proteggere i figli dal conflitto non significa fingere che la separazione non sia avvenuta. Significa permettere loro di rimanere figli.
Quando la mediazione familiare non è sufficiente
La mediazione familiare può essere uno strumento molto utile quando due genitori, pur nella difficoltà della separazione, riescono ancora a negoziare e a costruire insieme degli accordi.
Esistono situazioni nelle quali il livello di conflittualità è diventato così elevato e persistente che questo lavoro non è possibile o non è stato sufficiente.
Gli accordi possono già esistere.
Può esserci un provvedimento del Tribunale che stabilisce tempi e modalità della gestione dei figli, eppure continuano a sorgere conflitti sulla sua applicazione e sulle numerose decisioni della vita quotidiana che nessun provvedimento può prevedere nel dettaglio.
In queste situazioni può essere utile un intervento differente: la coordinazione genitoriale.
Che cos’è la coordinazione genitoriale?
La coordinazione genitoriale è un intervento rivolto in particolare ai genitori che si stanno separando o sono già separati la cui relazione è caratterizzati da un’elevata e persistente conflittualità.
È un percorso concreto e strutturato, centrato sui figli e sulla gestione della co-genitorialità.
Il coordinatore genitoriale aiuta i genitori ad affrontare le questioni che riguardano la vita quotidiana dei figli e a dare attuazione a quanto previsto dagli accordi o dai provvedimenti dell’autorità giudiziaria.
Il lavoro può riguardare, per esempio, le modalità di comunicazione tra i genitori, l’organizzazione delle attività dei figli, la gestione dei passaggi da una casa all’altra, la scuola, la salute e altre decisioni della quotidianità.
Non riguarda invece la definizione delle questioni economiche o la decisione sul collocamento dei figli.
Il suo obiettivo non è ricostruire la coppia, o stabilire chi sia stato il responsabile della fine della relazione.
L’attenzione viene spostata dal passato della coppia al presente e al futuro della relazione genitoriale.
Dal conflitto di coppia alla responsabilità genitoriale
Uno dei passaggi più importanti consiste proprio nell’imparare a distinguere due piani:
- da una parte c’è ciò che è accaduto nella relazione di coppia,
- dall’altra c’è ciò che oggi deve essere fatto come genitori.
Il dolore o le ferite della separazione non vengono negate, ma non devono continuare a condizionare tutte le decisioni che riguardano i figli.
La domanda da porsi non è “Chi ha ragione?” ma “Quale scelta risponde meglio, oggi, ai bisogni di nostro figlio?“
Questo cambiamento di prospettiva può essere difficile, soprattutto quando il conflitto dura da molto tempo, tuttavia rappresenta uno dei passaggi fondamentali per costruire una genitorialità possibile dopo la separazione.
Non è necessario diventare amici
A volte si pensa che una buona co-genitorialità richieda necessariamente un rapporto armonioso tra gli ex partner. Non è così!
In alcune situazioni una collaborazione molto stretta può essere possibile.
In altre, soprattutto quando il conflitto è elevato, l’obiettivo più realistico può essere: costruire una relazione genitoriale sufficientemente funzionale.
Significa:
- avere regole di comunicazione chiare;
- ridurre le occasioni di scontro;
- rispettare gli accordi e i provvedimenti;
- condividere le informazioni necessarie;
- evitare di utilizzare i figli come messaggeri;
- prendere le decisioni necessarie senza riaprire ogni volta il conflitto della coppia.
Non è necessario volersi bene come ex partner per riuscire a comportarsi responsabilmente come genitori.
Rimettere i figli al centro
“Mettere i figli al centro” è un’espressione molto utilizzata nelle separazioni.
I figli possono essere al centro dell’attenzione dei genitori oppure possono ritrovarsi in mezzo al loro conflitto.
Sono due condizioni completamente diverse.
Nel primo caso gli adulti cercano di orientare le proprie decisioni considerando i bisogni dei figli.
Nel secondo, il figlio rischia di diventare il terreno sul quale continua a giocarsi la battaglia della coppia.
La coordinazione genitoriale lavora proprio per favorire questo spostamento:
togliere i figli dal mezzo del conflitto e
riportare i loro bisogni al centro delle decisioni.
Costruire una nuova forma di famiglia
Dopo una separazione, la famiglia non scompare, cambia forma.
Le persone possono vivere in case diverse, costruire nuove relazioni e organizzare diversamente la propria quotidianità e per i figli continua ad esistere una storia familiare che comprende entrambi i genitori.
La sfida sarà costruire qualcosa di nuovo.
A volte questo richiede di imparare a comunicare diversamente.
A volte significa definire confini più chiari.
Altre volte occorre ridurre i contatti diretti e renderli più strutturati.
Non esiste un’unica modalità valida per tutte le famiglie.
Esiste però un principio che può orientare il percorso:
i figli hanno bisogno di poter continuare ad essere figli,
senza portare sulle proprie spalle il conflitto degli adulti.
Quando questo diventa difficile da realizzare autonomamente, chiedere un aiuto professionale può rappresentare un modo concreto per prendersi cura della loro crescita e della relazione genitoriale che continuerà nel tempo.
Quando può essere utile la coordinazione genitoriale?
La coordinazione genitoriale può offrire uno spazio strutturato per lavorare sulla relazione genitoriale quando:
- il conflitto continua anche dopo la separazione;
- le decisioni sui figli diventano continuamente motivo di scontro;
- è difficile dare concreta attuazione agli accordi e ai provvedimenti già esistenti;
- si vuole costruire un modo possibile di continuare ad essere genitori.
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