Quando una relazione di coppia finisce, finisce un legame, cambiano abitudini, progetti, spazi, equilibri economici, relazioni con le famiglie d’origine e, quando ci sono dei figli, cambia profondamente anche il modo di essere famiglia.
La separazione può portare con sé dolore, rabbia, paura, delusione, a volte anche sollievo. Spesso emozioni apparentemente contraddittorie convivono nello stesso momento.
E mentre ciascuno cerca di comprendere ciò che sta accadendo dentro di sé, ci sono decisioni molto concrete che devono essere prese.
- Dove e come organizzare la vita quotidiana dei figli?
- Come gestire i tempi con mamma e papà?
- Come affrontare vacanze, festività, scuola e attività?
- Come comunicare da quel momento in poi?
- Come prendere le decisioni che continueranno necessariamente ad essere condivise?
Proprio in questo delicato passaggio la mediazione familiare può offrire uno spazio nel quale fermarsi, riorganizzare ciò che sta cambiando e costruire accordi possibili per il futuro.
Separarsi è anche una transizione familiare
Siamo abituati a pensare alla separazione soprattutto come alla fine della coppia, ma quando ci sono figli è anche una trasformazione della famiglia.
La relazione sentimentale può concludersi, mentre la relazione genitoriale continua.
Si può smettere di essere marito e moglie o compagni, non si smette di essere genitori.
Questo significa che due persone che stanno cercando di prendere distanza l’una dall’altra devono, contemporaneamente, trovare un nuovo modo di comunicare e collaborare.
Ed è una delle contraddizioni più difficili della separazione.
Proprio nel momento in cui sarebbe naturale allontanarsi, occorre continuare a stare vicini per prendere insieme alcune decisioni importanti.
Che cos’è la mediazione familiare?
La mediazione familiare è un percorso rivolto alle persone che stanno affrontando una separazione o un divorzio e desiderano costruire accordi condivisi sulle questioni che riguardano la riorganizzazione della propria famiglia.
Il mediatore familiare è un professionista terzo e imparziale.
Non è un giudice.
Non decide chi abbia ragione.
Non stabilisce quale dei due genitori sia migliore.
Non impone una soluzione.
Il suo compito è creare e mantenere uno spazio nel quale le persone possano confrontarsi in modo strutturato, individuare i temi sui quali devono decidere, far emergere interessi e bisogni e costruire soluzioni concretamente praticabili.
Questo cambia profondamente la logica del confronto che si fonda su:
“Come possiamo organizzare ciò che accadrà
da questo momento in poi?”
Dal passato al futuro
Durante una separazione è naturale tornare continuamente a ciò che è accaduto.
- Chi ha ferito chi,
- Chi ha fatto di più,
- Chi ha sbagliato,
- Chi avrebbe potuto comportarsi diversamente.
Sono domande comprensibili e possono avere bisogno di altri spazi nei quali essere elaborate.
La mediazione, però, guarda soprattutto al presente e al futuro.
Non cerca di ricostruire la storia della coppia per individuare un colpevole.
Lavora su ciò che deve essere organizzato da ora in avanti.
- Come vogliamo comunicare?
- Come organizziamo la quotidianità dei figli?
- Come gestiamo le festività?
- Come prendiamo le decisioni importanti?
- Che cosa facciamo quando nasce un imprevisto?
- Quali accordi possono funzionare concretamente per questa famiglia?
Il passato non viene negato, semplicemente, non gli viene permesso di decidere sul futuro.
Mettere i figli al centro senza metterli in mezzo
Quando una separazione diventa conflittuale, uno dei rischi maggiori è che i figli vengano coinvolti, anche involontariamente, nella relazione tra gli adulti.
Può accadere quando vengono utilizzati per trasmettere informazioni.
«Dì a papà che domenica…»
«Chiedi alla mamma se puoi…»
Oppure quando vengono messi nella condizione di ascoltare giudizi sull’altro genitore, di percepire di dover prendere posizione o di sentirsi responsabili del benessere di mamma o papà.
Un figlio dovrebbe poter continuare ad amare entrambi i propri genitori senza sentire che questo rappresenti un tradimento nei confronti dell’altro.
Per questo nella mediazione l’attenzione ai figli è centrale.
Ma mettere i figli al centro non equivale a metterli in mezzo … del conflitto.
Per questo è importante aiutare gli adulti a tornare ad assumersi la responsabilità delle decisioni che competono loro.
Di che cosa si parla durante una mediazione?
Ogni famiglia ha una storia e delle esigenze differenti, perciò non esiste un percorso identico per tutti.
Durante la mediazione possono essere affrontati diversi aspetti della riorganizzazione familiare.
Per esempio, i genitori possono lavorare sull’organizzazione dei tempi dei figli con ciascuno di loro, sulla gestione delle vacanze e delle festività, sulla scuola, sulle attività extrascolastiche, sulle modalità di comunicazione e sulle decisioni educative.
Possono inoltre affrontare gli aspetti economici collegati alla riorganizzazione familiare e alla gestione dei figli, quando rientrano nel percorso concordato.
In mediazione si lavora su “che cosa decidere” e anche su “come riuscire a decidere”. Perché un accordo può essere scritto molto bene e diventare rapidamente fonte di nuovi conflitti se le persone non hanno costruito modalità sufficientemente funzionali per comunicare e affrontare gli inevitabili cambiamenti della vita.
Un accordo costruito insieme è diverso da una soluzione subita
Quando una decisione viene imposta dall’esterno, può certamente essere necessaria e deve essere rispettata.
Ma quando esistono le condizioni per negoziare, poter partecipare direttamente alla costruzione degli accordi introduce qualcosa di importante: la responsabilità.
Le persone conoscono:
- la propria quotidianità;
- gli orari di lavoro;
- le esigenze dei figli;
- le distanze;
- le abitudini;
- le risorse della propria famiglia.
La mediazione permette di portare questi elementi nel processo decisionale.
L’obiettivo non è ottenere tutto ciò che si desidera, ma negoziare, il che significa inevitabilmente confrontarsi con esigenze differenti dalle proprie.
L’obiettivo è quindi cercare soluzioni che possano essere il più possibile condivise e realisticamente sostenibili da entrambi i genitori.
Un buon accordo è quello che riesce a funzionare nella vita reale.
Mediazione non significa riconciliazione
Un equivoco piuttosto frequente è pensare che andare da un mediatore significhi tentare di salvare la coppia. Questo non è l’obiettivo della mediazione.
Se due persone stanno valutando se continuare la relazione o desiderano lavorare sul loro rapporto di coppia, esistono altri percorsi più adatti.
La mediazione interviene quando il tema è la riorganizzazione della famiglia nella separazione.
Aiutarle le persone, quando ne esistono le condizioni, a separarsi in modo sufficientemente responsabile e collaborativo.
Mediazione non significa nemmeno evitare gli avvocati
Mediazione familiare e consulenza legale svolgono funzioni differenti.
L’avvocato tutela i diritti e gli interessi del proprio assistito e offre la necessaria consulenza giuridica.
Il mediatore lavora invece con entrambe le persone e facilita la costruzione di accordi condivisi.
Le due figure non sono alternative. Possono svolgere funzioni complementari.
Gli accordi ed il piano genitoriale raggiunto in mediazione possono essere successivamente sottoposti ai rispettivi legali affinché vengano valutati dal punto di vista giuridico e inseriti, quando necessario, nel percorso formale della separazione.
Quando la mediazione può essere utile
La mediazione può essere intrapresa quando la decisione di separarsi è stata presa e occorre iniziare ad organizzare concretamente il futuro, non è necessario aspettare che il conflitto sia diventato ingestibile.
Può essere utile anche quando alcune decisioni sono già state assunte, ma rimangono aspetti sui quali è necessario trovare un accordo.
Può inoltre aiutare genitori già separati che hanno bisogno di rivedere alcuni accordi perché la vita è cambiata, i figli crescono, cambiano le scuole, gli orari, il lavoro dei genitori, le esigenze organizzative.
Un accordo che funzionava alcuni anni prima può avere bisogno di essere rivisto perché la famiglia continua a trasformarsi anche dopo la separazione.
E quando la mediazione non è possibile?
La mediazione non è automaticamente il percorso adatto a tutte le situazioni.
Per poter mediare devono esserci alcune condizioni fondamentali, tra cui la possibilità per entrambi di partecipare al percorso e di negoziare in modo sufficientemente libero e consapevole.
Per questo il mediatore valuta preliminarmente la situazione e l’appropriatezza del percorso e quando le condizioni per mediare non ci sono, è importante riconoscerlo.
Scegliere la mediazione non significa dover mediare a qualunque costo.
La tutela delle persone e dei figli viene prima della ricerca di un accordo.
Separarsi bene non significa non soffrire
Una separazione può essere dolorosa anche quando viene gestita con rispetto e la mediazione non elimina la sofferenza, non cancella la rabbia, non rende semplice ciò che semplice non è.
La mediazione familiare può però:
- evitare che il dolore diventi l’unico linguaggio attraverso il quale due persone continuano a comunicare;
- aiutare a distinguere ciò che appartiene alla fine della coppia da ciò che appartiene alla responsabilità genitoriale;
- creare uno spazio nel quale tornare a prendere decisioni invece di continuare soltanto a reagire.
Ed è qui che possono aprirsi nuove possibilità.
La famiglia non finisce: cambia forma
Quando due genitori si separano, la famiglia che avevano immaginato non continuerà nella stessa forma.
È una perdita che merita di essere riconosciuta.
Tuttavia, questo non significa necessariamente che tutto ciò che è stato costruito debba essere distrutto.
Rimangono le relazioni.
Rimangono le responsabilità.
Rimane soprattutto, quando ci sono figli, un compito comune: accompagnarli nella crescita.
La separazione può quindi diventare il momento nel quale si conclude una storia di coppia e quello nel quale si comincia a costruire un nuovo modo di essere famiglia, con case diverse, con confini nuovi, con relazioni differenti, con adulti che continuano ad assumersi la responsabilità del proprio ruolo.
Uno degli obiettivi più importanti della mediazione familiare è proprio questo:
aiutare due persone a concludere la propria relazione di coppia
senza chiedere ai figli di perdere la propria famiglia.
Se state affrontando una separazione
Se avete deciso di separarvi e avete bisogno di costruire accordi sulla nuova organizzazione familiare, la mediazione può offrirvi uno spazio neutrale nel quale affrontare insieme le decisioni necessarie, per costruire accordi condivisi, sostenibili e un nuovo modo di continuare ad essere genitori.
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